Moda creativa

Alessandro Paolucci porta Osmosi alla Fashion Week di Milano

Il ventiduenne cesenate presenta quattro total look e due outfit condivisi durante l’appuntamento meneghino

Alessandro Paolucci porta Osmosi alla Fashion Week di Milano

Alessandro Paolucci, 22 anni, originario di Cesena e cresciuto a Cesenatico, è stato tra i protagonisti di The Process, il fashion show collettivo organizzato dall’Istituto europeo di design in occasione dell’ultima Milano Fashion Week. Il giovane designer, che concluderà a dicembre il triennio allo Ied di Milano, ha presentato quattro total look della collezione di tesi Osmosi.

Il percorso di Paolucci è iniziato al liceo artistico Pier Luigi Nervi e Severini di Ravenna, dove ha sviluppato la propria formazione nell’ambito creativo. Successivamente si è trasferito a Milano per specializzarsi nella progettazione di abiti e collezioni. A The Process è stato selezionato insieme ad altri 13 designer dello Ied, all’interno di un progetto che ha scelto di superare il modello tradizionale della sfilata.

Una riflessione sulla moda

La direzione creativa dello show è stata affidata a Umberto Sannino, dirigente della sede milanese dello Ied. L’iniziativa ha proposto la moda come pratica culturale e come risultato di un processo condiviso, andando oltre la semplice esposizione di capi finiti. Nel corso dell’evento Paolucci ha inoltre partecipato alla realizzazione di due junction look insieme alle colleghe e ai colleghi Amina Aubakirova e Mattia Ginexi.

Gli outfit condivisi hanno riunito capi ideati da designer diversi, mettendo in relazione differenti approcci creativi. Per Paolucci, il progetto ha rappresentato quindi sia la presentazione della propria collezione sia il confronto con altri percorsi di ricerca sviluppati all’interno dell’istituto.

Il tema della collezione Osmosi

Secondo la descrizione diffusa dall’Ied, Osmosi esplora la mascolinità come un’armatura costruita attraverso disciplina, resistenza e repressione delle emozioni. Il corpo viene interpretato come un banco di prova, in cui il dolore è associato alla dimostrazione di forza e la vulnerabilità viene percepita come un fallimento.

La collezione utilizza anche un immaginario sadomasochista per rappresentare il conflitto tra piacere e punizione, libertà e controllo. I simboli sacri richiamano invece una ricerca di ordine e una promessa di redenzione. Desiderio, fede e disciplina si intrecciano così nel concetto di osmosi, centrale nel lavoro del giovane designer.

Prima del fashion show, Paolucci e gli altri creativi selezionati hanno partecipato a una sessione di mentorship con Danielle Kwateng, caporedattore esecutivo di Harper’s Bazaar Us. L’incontro ha posto l’accento sul valore della competenza artigianale, della conoscenza dei materiali e del tempo necessario per sviluppare un progetto, oltre che sull’importanza del confronto tra persone e professionalità diverse.