Inchiesta sanitaria

Biopsia a Forlì, muore una 62enne di Faenza

La Procura ha disposto l’autopsia dopo l’esposto dei parenti: si indaga sulle cause del decesso avvenuto in ospedale.

Biopsia a Forlì, muore una 62enne di Faenza

È entrata all’ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì per sottoporsi a una biopsia polmonare, ma è morta poche ore dopo. La vittima è una donna di 62 anni residente a Faenza, seguita dall’Irst di Meldola per una sospetta massa polmonare. Il decesso, avvenuto la sera stessa dell’esame, ha portato la Procura ad aprire un fascicolo per omicidio colposo, al momento senza persone iscritte nel registro degli indagati.

A presentare l’esposto sono stati il marito, la figlia e il fratello della donna, assistiti dall’avvocato Giovanni Battista Emaldi. I familiari hanno chiesto di fare chiarezza sulle circostanze della morte, arrivata dopo un esame programmato e ritenuto necessario per approfondire la natura di un nodulo. La paziente, secondo quanto riportato nella denuncia, era sottoposta dal 2025 a visite periodiche e seguiva un piano di monitoraggio in regime di day hospital. Le sue condizioni generali, sempre secondo l’esposto, apparivano buone.

L’esame e il peggioramento

Quel giorno il marito aveva accompagnato la 62enne al reparto di Pneumologia del nosocomio forlivese. La procedura, eseguita alle 9.30, era stata descritta ai familiari come un prelievo bioptico in regime di day hospital, con i rischi connessi all’intervento, ma senza che fosse ipotizzato un esito fatale. Al termine della biopsia la donna era stata trasferita nella sala di osservazione e aveva telefonato lei stessa al marito per spiegargli dove raggiungerla.

Una volta accanto al letto, l’uomo avrebbe notato un rapido peggioramento delle condizioni della moglie. La paziente avrebbe iniziato a sudare copiosamente, poi avrebbe perso conoscenza ed espulso sangue dalla bocca. I sanitari sono intervenuti mentre la situazione precipitava: si è verificato un primo arresto cardiaco, seguito dal trasferimento urgente in Rianimazione. Gli accertamenti, due Tac e il posizionamento di un drenaggio hanno preceduto il trasferimento in sala operatoria, nel tentativo di fermare l’emorragia in corso.

Gli accertamenti della Procura

In serata, intorno alle 22.30, i medici hanno informato il marito e la figlia che le speranze erano ridotte al minimo. Circa mezz’ora dopo è stato dichiarato il decesso. Le prime ipotesi riportate nell’inchiesta indicano una possibile lacerazione provocata durante la biopsia, ma si tratta di una ricostruzione ancora da verificare.

Il sostituto procuratore Antonio Vincenzo Bartolozzi ha disposto il sequestro della salma e affidato l’autopsia al medico legale Donatella Fedeli, con l’obiettivo di stabilire le cause esatte della morte e ricostruire la sequenza degli eventi. I familiari hanno nominato come consulente il medico legale Matteo Tudini, incaricato di affiancare il perito della Procura. Sono state inoltre acquisite le cartelle cliniche. La tumulazione è stata sospesa per alcune settimane ed è avvenuta la settimana scorsa; gli esiti dell’esame autoptico sono attesi il mese prossimo e potrebbero orientare i successivi sviluppi dell’indagine.