La vertenza Electrolux si chiude con un ridimensionamento degli esuberi annunciati e con un piano di investimenti destinato a sostenere la produzione nei siti italiani. L’accordo discusso a Roma, al ministero delle Imprese e del Made in Italy, prevede 902 uscite gestite esclusivamente su base volontaria e incentivata, a fronte delle 1.719 lavoratrici e lavoratori inizialmente indicati dall’azienda.
Il piano per gli stabilimenti italiani
Il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale e l’assessore regionale al Lavoro Giovanni Paglia, presente al tavolo ministeriale, hanno sottolineato il ruolo svolto dalle lavoratrici, dai lavoratori e dalle organizzazioni sindacali, impegnati per cinque mesi nella difesa dei posti di lavoro e della capacità produttiva del comparto degli elettrodomestici.
Secondo quanto riferito dalla Regione, il nuovo quadro prevede 100 milioni di euro di investimenti, la tenuta delle linee produttive, con priorità per quelle a maggiore valore aggiunto, e l’adozione di uno strumento espansivo. Quest’ultimo dovrebbe affiancare gli ammortizzatori sociali e accompagnare la futura ripresa dei livelli occupazionali. Per de Pascale e Paglia, la prospettiva rispetto all’avvio della vertenza è quindi cambiata, pur restando il calo immediato del numero dei dipendenti.
Il futuro dello stabilimento di Forlì
Per il sito Electrolux di via Bologna a Forlì, il piano indica 15 milioni di euro di investimenti nei prossimi tre anni. La Regione Emilia-Romagna ha dichiarato che seguirà l’attuazione degli impegni, verificando che le risorse siano effettivamente impiegate e contribuiscano a garantire i livelli produttivi fissati.
Nel dettaglio, le eventuali uscite riguarderebbero 194 persone dello stabilimento forlivese. La Regione ha assicurato che lavorerà affinché chi dovesse lasciare Electrolux possa trovare una nuova occupazione. Parallelamente, il piano dovrà essere consolidato sul piano europeo e monitorato a livello nazionale, per evitare che gli impegni assunti restino soltanto sulla carta.
Il presidente e l’assessore considerano l’esito della trattativa non una vittoria, ma il risultato della capacità di lavoratrici, lavoratori, sindacati e istituzioni di modificare un percorso che sembrava già definito. La vicenda, hanno aggiunto, evidenzia anche la necessità di nuove leggi e strumenti in grado di rafforzare l’intervento pubblico nelle crisi industriali.