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A Cesena fake news e tensione, l’appello del sindaco Lattuca

Il primo cittadino richiama alla responsabilità e invita a distinguere i rischi effettivi dalle paure alimentate in rete.

A Cesena fake news e tensione, l’appello del sindaco Lattuca

Sono giorni di tensione a Cesena, alimentata anche da messaggi e notizie non verificate che circolano nelle chat WhatsApp e sui social. In questo contesto il sindaco Enzo Lattuca ha rivolto un appello alla responsabilità, invitando a non trasformare la preoccupazione in una spirale di paura incontrollata.

L’appello contro la violenza

Il primo cittadino ha riconosciuto che la rabbia può avere ragioni comprensibili, ma ha chiarito che non può diventare un’occasione per distruggere o creare disordini. Secondo Lattuca, anche la protesta più motivata perde il proprio significato quando sfocia nella violenza e rischia di provocare una risposta esclusivamente repressiva.

Nel suo intervento il sindaco ha richiamato anche quanto accaduto a Torino, dove alcuni insegnanti hanno impedito lo scontro tra studenti e forze dell’ordine. Lattuca ha indicato in episodi di questo tipo un esempio del ruolo che istituzioni e adulti dovrebbero assumere nei momenti di maggiore tensione: una forza pacifica di interposizione, capace di favorire il dialogo e contenere il conflitto.

La posizione espressa dal sindaco è netta sia contro il lancio di sanpietrini contro gli agenti sia contro l’idea che la risposta possa consistere nell’uso dei manganelli sui ragazzi. L’obiettivo, ha sottolineato, è evitare che la rabbia degeneri e che il confronto pubblico venga sostituito da azioni violente.

Le voci diffuse nelle chat

Una parte dell’intervento riguarda il panico che, secondo il sindaco, si sta diffondendo attraverso WhatsApp e i social. Lattuca ha spiegato che la collaborazione con le forze dell’ordine è costante e reciproca, nel rispetto dei diversi ruoli, per valutare le potenziali minacce senza sottovalutarle.

Allo stesso tempo, il sindaco ha invitato a non alimentare allarmi privi di fondamento. A suo avviso, istituzioni, forze dell’ordine, insegnanti e genitori sono chiamati a fare la propria parte per distinguere i rischi reali dalle voci incontrollate e contribuire a mantenere la calma.