Crisi produttiva

Moda, in Emilia-Romagna perse 154 imprese in cinque mesi

Rosaria Tassinari sollecita l’esecutivo su sostegni, filiere e occupazione

Moda, in Emilia-Romagna perse 154 imprese in cinque mesi

La crisi del comparto della moda in Emilia-Romagna arriva all’attenzione del Governo con un’interrogazione presentata da Rosaria Tassinari, deputata e vice coordinatrice vicaria regionale dell’Emilia-Romagna di Forza Italia, al ministro delle Imprese e del Made in Italy. L’esponente azzurra chiede quali ulteriori iniziative si intendano adottare per sostenere il settore, anche alla luce del Piano strategico elaborato dalle associazioni di categoria e degli obiettivi indicati nel Libro Bianco Made in Italy 2030.

Secondo i dati richiamati nell’interrogazione, tra marzo e luglio 2026 in regione sono scomparse 154 imprese del settore, con una contrazione del 2,6 per cento. Il sistema regionale conta circa 15 mila aziende. Nel 2025 l’export della moda emiliano-romagnola è diminuito del 6,9 per cento, mentre le ore di cassa integrazione straordinaria nell’abbigliamento hanno raggiunto quota 562 mila, il 25 per cento in più rispetto all’anno precedente.

Le difficoltà dei distretti

Tra le aree più colpite c’è il distretto dell’abbigliamento di Rimini, dove le esportazioni sono calate del 13,8 per cento e sono stati persi 250 posti di lavoro, in maggioranza occupati da donne. In sofferenza anche il calzaturiero di San Mauro Pascoli, che ha registrato una flessione dell’export del 10,2 per cento.

Nell’atto parlamentare vengono citate alcune delle principali vertenze aperte sul territorio. La chiusura dello stabilimento Woolrich ha comportato 78 licenziamenti, mentre per Aeffe sono stati annunciati 221 esuberi ed è in corso una procedura di composizione negoziata. Sono inoltre richiamate le difficoltà di Gilmar e il rischio di chiusura per Aesse Project e Fuzzi, aziende che hanno lavorato per importanti marchi internazionali.

La tenuta della filiera

La preoccupazione riguarda anche le piccole e medie imprese dell’indotto, dai fornitori ai laboratori, che risentono delle difficoltà dei grandi marchi. Si tratta spesso di realtà con minori risorse e con un accesso più difficile agli ammortizzatori sociali, esposte al calo delle commesse e al rischio di ridimensionamento. Per Tassinari, la tenuta della filiera rappresenta un elemento decisivo per l’economia e la coesione sociale delle comunità romagnole.

Le difficoltà regionali si inseriscono in una crisi nazionale alimentata dalle tensioni geopolitiche, dai dazi, dalla riduzione dei consumi e dai cambiamenti del mercato. L’interrogazione cita uno studio della LIUC Business School, presentato da Confindustria Moda, secondo cui, senza interventi urgenti, il comparto italiano rischia di perdere 35 mila posti di lavoro e 4.600 aziende.

La deputata considera gli ammortizzatori sociali necessari per affrontare la fase più difficile, ma chiede che siano affiancati da una strategia industriale. Tra le richieste rivolte al ministero figurano il sostegno agli investimenti, il rafforzamento della competitività e una particolare attenzione alle imprese più piccole dell’indotto, così da preservare competenze manifatturiere costruite attraverso anni di lavoro e formazione.