Scontro processuale

Caso Mambelli, a Forlì la difesa contesta l’autopsia

I legali di Spada chiedono l’esclusione dell’esame: accusa e parti civili sostengono che gli avvisi furono regolari.

Caso Mambelli, a Forlì la difesa contesta l’autopsia

È iniziato davanti alla Corte d’Assise di Forlì il processo per omicidio volontario aggravato a carico di Luca Spada, conosciuto come Spadino, ex autista soccorritore della Croce Rossa di Forlimpopoli Bertinoro. Al centro del dibattimento c’è la morte di Deanna Mambelli, 85 anni, deceduta il 25 novembre 2025 dopo un malore accusato a bordo di un’ambulanza durante un trasporto secondario, cioè non urgente.

La richiesta della difesa

Gli avvocati Marco Martines e Gloria Parigi hanno chiesto alla Corte di dichiarare inutilizzabile la relazione relativa all’autopsia e di escluderla dal fascicolo del dibattimento come fonte di prova. Secondo i difensori, l’imputato non sarebbe stato messo nelle condizioni di partecipare all’esame attraverso un consulente, con una conseguente violazione delle garanzie difensive.

Per la pubblica accusa, Spada avrebbe provocato la morte dell’anziana insufflandole aria nelle vene, causando una embolia gassosa. Questa ricostruzione si fonda sull’autopsia disposta dalla procura. Proprio per questo, sostengono i legali, l’eventuale esclusione dell’esame inciderebbe in modo decisivo sull’impianto accusatorio.

Le contestazioni di procura e parti civili

Il pm Andrea Marchini ha respinto le accuse di irregolarità, sostenendo che le procedure previste siano state rispettate. Spada, ha riferito, avrebbe saputo di essere indagato la mattina del 26 novembre attraverso una Pec; anche il difensore dell’epoca sarebbe stato informato direttamente dalla polizia giudiziaria presso il proprio studio.

Secondo il pubblico ministero, il legale aveva inizialmente comunicato di essere indisposto per motivi di salute e avrebbe poi dichiarato di non voler nominare un consulente tecnico per assistere all’autopsia. La procura ha inoltre spiegato che l’esame doveva essere eseguito rapidamente, perché l’eventuale aria introdotta dall’esterno nelle vene e negli organi avrebbe potuto disperdersi.

La difesa ha però fornito una versione diversa. Martines ha affermato che Spada non avrebbe potuto leggere la comunicazione inviata via Pec perché quella mattina i carabinieri gli avevano sequestrato il cellulare. Il legale ha inoltre sostenuto che l’autopsia effettiva sarebbe stata eseguita la sera del 25 novembre, poche ore dopo la morte, senza che l’imputato fosse avvertito. L’esame sarebbe stato poi aggiornato il giorno successivo dal medico legale Donatella Fedeli.

La procura ha replicato che, nella serata del 25 novembre, Spada era indagato per cinque morti sospette precedenti, estranee al processo in corso, ma non per il decesso di Mambelli. Il capo della procura Enrico Cieri ha sottolineato che, in quel momento, esisteva soltanto un sospetto e che non vi erano elementi per ritenere l’imputato coinvolto nella morte dell’anziana.

Anche l’avvocato Max Starni, difensore dei familiari di Mambelli costituiti parte civile, ha sostenuto che le garanzie formali siano state rispettate. Secondo la sua ricostruzione, tra la comunicazione ricevuta la mattina del 26 novembre e l’autopsia delle 19 ci sarebbe stato tempo sufficiente per nominare consulenti di parte.

La Corte d’Assise, presieduta da Massimo Di Patria e composta da due giudici togati e sei giudici popolari, deciderà giovedì prossimo se accogliere la richiesta della difesa. L’eventuale esclusione dell’autopsia potrebbe avere conseguenze rilevanti sul prosieguo del procedimento.