La Lega Romagna interviene nel confronto avviato dal segretario generale della Cisl Romagna, Francesco Marinelli, sul fenomeno migratorio e sulla presenza straniera nel territorio. In una nota, Antonella Celletti, responsabile Enti locali del partito, ed Enrico Sirotti Gaudenzi, capogruppo della Lega, contestano quella che definiscono una lettura parziale dei dati, concentrata soprattutto sugli aspetti positivi dell’integrazione e priva, a loro giudizio, di un’analisi adeguata delle criticità sociali e del tema della sicurezza.
Secondo i due esponenti, l’Emilia-Romagna registra una quota di residenti stranieri pari al 12,9% della popolazione, a fronte del 9,1% della media nazionale. La Lega richiama inoltre il dato, attribuito alla Cisl, secondo cui in Romagna la presenza di cittadini stranieri regolari sarebbe quadruplicata. Celletti e Sirotti Gaudenzi sostengono che per valutare il fenomeno servirebbero informazioni più aggiornate e dettagliate, aggiungendo che anche le amministrazioni locali, tra cui quella di Cesena, non disporrebbero di un quadro completo.
Il confronto sui dati e sulle politiche sociali
Nel documento, la Lega mette in discussione l’idea che l’aumento della popolazione straniera possa rappresentare di per sé un fattore positivo o una risposta al calo demografico. Gli autori della nota affermano che le persone regolarmente residenti tenderebbero a concentrarsi nei territori dove possono accedere a diverse forme di sostegno sociale, citando gli assegni di maternità e natalità. Da qui la critica a un’apertura all’immigrazione definita priva di regole e la richiesta di puntare, invece, su politiche di sostegno alla natalità.
Celletti e Sirotti Gaudenzi riconoscono la necessità di garantire tutele, contratti regolari e condizioni di lavoro corrette alle persone straniere occupate. Nello stesso tempo, chiedono di considerare anche i fenomeni di sfruttamento, caporalato e lavoro nero, ipotizzando che possano coinvolgere stranieri ai danni di connazionali. La nota richiama poi il ruolo della scuola come luogo di inclusione, indicando la conoscenza della lingua italiana, della storia, della letteratura, dell’arte e delle tradizioni del Paese come elementi ritenuti essenziali nel percorso di inserimento.
Il richiamo alla situazione carceraria
La parte più critica dell’intervento riguarda il rapporto tra presenza straniera e criminalità. La Lega cita i dati relativi ai dieci istituti penitenziari dell’Emilia-Romagna: al 31 maggio 2026 i detenuti erano 3.923, di cui 2.044 stranieri, una quota superiore alla metà del totale. Secondo gli esponenti del partito, il dato risulterebbe particolarmente significativo se confrontato con il 12,9% di residenti stranieri sul totale della popolazione regionale. La nota aggiunge che oltre il 60% dei detenuti stranieri proverrebbe dall’Africa, soprattutto dai Paesi del Nordafrica.
Nel documento vengono infine citati diversi reati, dai furti alle rapine, dalle truffe alle aggressioni, fino alle molestie sessuali e agli stupri, oltre al tema del terrorismo internazionale. La Lega sostiene che la cronaca imponga di affrontare questi aspetti insieme alle politiche migratorie, pur distinguendo tra fenomeni differenti. La conclusione è una contestazione all’approccio della Cisl, ritenuto troppo concentrato sugli aspetti positivi e non sufficientemente attento alle difficoltà del percorso di integrazione e alle questioni legate alla sicurezza pubblica.