Filiera agricola

Clima, la vendemmia in Romagna perde fino al 20% in collina

Raccolte anticipate, lavoro notturno e investimenti per affrontare siccità, calore e precipitazioni intense

Clima, la vendemmia in Romagna perde fino al 20% in collina

Temperature più alte, siccità e piogge intense stanno modificando il lavoro nei vigneti della Romagna e incidono soprattutto sulle produzioni collinari, dove la perdita di uve può arrivare fino al 20%. Le maturazioni anticipate impongono di avviare la raccolta prima rispetto al passato e, nelle giornate più calde, di operare anche durante la notte o nelle prime ore del mattino.

Secondo Savini, il settore vitivinicolo deve confrontarsi con condizioni ormai diverse da quelle conosciute negli anni precedenti. In alcuni casi la vendemmia comincia già alla fine di luglio, quando le temperature elevate rendono necessario proteggere sia la qualità del prodotto sia la sicurezza e la tenuta del lavoro nei campi. L’obiettivo indicato è adeguare la produzione senza rinunciare alla vocazione agricola della Romagna.

Le strategie per affrontare il cambiamento

Tra le risposte adottate dalle cooperative figurano la vendemmia notturna e la meccanizzazione. Raccogliere nelle ore più fresche consente di preservare meglio le caratteristiche delle uve e di ridurre il rischio di ossidazione. La dimensione cooperativa, viene evidenziato, rende inoltre più accessibili investimenti e strumenti che una singola azienda potrebbe avere difficoltà a sostenere autonomamente.

Per Confcooperative Romagna-Estense, la riduzione delle superfici vitate non può rappresentare l’unica soluzione alle difficoltà del comparto. Le decisioni su reimpianti e gestione dei vigneti dovrebbero essere inserite in una strategia più ampia, capace di considerare insieme sostenibilità economica, disponibilità d’acqua, clima e mercato. Il futuro della produzione dipenderà quindi anche dalla capacità di programmare gli interventi e di adattare le coltivazioni alle nuove condizioni ambientali.

Il peso della cooperazione vitivinicola

Le realtà cooperative citate raccolgono una parte significativa della produzione romagnola. Agrintesa conta circa 1.800 soci, 7.300 ettari e 1,7 milioni di quintali di uva l’anno, per l’80% proveniente dalla pianura. La Cantina di Faenza riunisce circa 300 soci, opera su 1.600 ettari e produce 330 mila quintali, con una quota collinare del 50%. La Cantina Forlì-Predappio supera 1.600 soci, 3.200 ettari e 550 mila quintali, il 60% dei quali in collina.

La Cantina di Cesena conta 240 soci, 245 ettari e circa 12.500 quintali di uva, con il 75% dei terreni in collina. Copruva di Cotignola riunisce 150 soci, dispone di 734 ettari, prevalentemente in pianura, e raccoglie circa 180 mila quintali. Caviro, con sede a Forlì, coinvolge 11.500 viticoltori su 36.200 ettari, ha un fatturato di 351 milioni di euro ed è presente in 90 mercati esteri.

Agrintesa, Cantina di Faenza e Cantina Forlì-Predappio fanno parte del consorzio di CAVIROSCA. La cooperazione viene indicata come uno strumento per aggregare produzioni, competenze e risorse, sostenere gli investimenti e mantenere attività e servizi nelle comunità rurali, con ricadute anche su trasporti, logistica, meccanica, lavoro, turismo ed enogastronomia.