La guerra nel Golfo pesa sulle esportazioni del Made in Italy e coinvolge anche il sistema produttivo del Cesenate. A richiamare l’attenzione sulle ricadute del conflitto è Confartigianato Cesena, attraverso il Gruppo di Presidenza, che segnala il rallentamento delle vendite verso i mercati mediorientali come un ulteriore elemento di incertezza per le imprese del territorio.
Secondo l’analisi dell’associazione, nei primi quattro mesi di guerra, tra marzo e giugno 2026, l’export italiano verso il Medio Oriente è diminuito di 2,2 miliardi di euro, con una flessione del 22,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La contrazione interessa soprattutto i comparti nei quali è più significativa la presenza di micro e piccole imprese.
I settori più esposti
Tra le filiere maggiormente coinvolte figurano moda, alimentare, legno-arredo, lavorazioni metalliche, gioielleria e occhialeria, oltre alla meccanica e alla produzione di macchinari. Si tratta di attività nelle quali il territorio cesenate esprime competenze e specializzazioni orientate ai mercati internazionali.
La flessione più marcata riguarda la moda, che perde complessivamente il 33,7% delle esportazioni verso l’area. Pelletteria e prodotti in pelle registrano un calo del 44,1%. Anche i macchinari, prima voce dell’export italiano in Medio Oriente, arretrano del 18,6%. Mobili e gioielleria diminuiscono rispettivamente del 14,4% e del 14,9%, mentre l’alimentare segna una riduzione del 7,7%.
La richiesta di sostegno
Confartigianato Cesena sottolinea che i dati mostrano quanto le imprese siano inserite in filiere e mercati internazionali e quanto le crisi geopolitiche possano produrre effetti anche lontano dai territori direttamente coinvolti nei conflitti. A pesare, secondo l’associazione, sono la riduzione della domanda, i costi energetici e l’aumento dell’incertezza.
L’Emilia-Romagna, con una diminuzione del 12,9% dell’export manifatturiero verso il Medio Oriente, è tra le regioni italiane maggiormente penalizzate. Per il Gruppo di Presidenza diventa quindi prioritario sostenere la capacità delle aziende di continuare a esportare, favorendo la diversificazione dei mercati, l’internazionalizzazione, l’innovazione e l’accesso al credito.
L’associazione evidenzia infine la necessità di rafforzare la presenza delle micro e piccole imprese su più destinazioni. Diversificare, viene spiegato, non significa rinunciare ai mercati mediorientali, ma ridurre la vulnerabilità alle crisi geopolitiche e creare nuove opportunità per le aziende del territorio cesenate.