Il comitato Vittime del Fango di Forlì annuncia opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura nei due fascicoli penali sull’alluvione del maggio 2023, relativi alle vittime e ai danni provocati dall’emergenza. La presidente Alessandra Bucchi ha ribadito che gli alluvionati intendono proseguire il percorso giudiziario, nel rispetto del lavoro della magistratura, con l’assistenza dell’avvocato Francesco Farolfi e il supporto tecnico del geologo Riccardo Galassi.
Il comitato sta esaminando la relazione consegnata al pubblico ministero dai consulenti tecnici Gianfranco Becciu, Daniele Bocchiola e Claudio Di Prisco, professori del Politecnico di Milano. Secondo i rappresentanti degli alluvionati, il documento conterrebbe elementi che non consentirebbero di considerare chiusa la vicenda e renderebbero necessari ulteriori approfondimenti.
Il tempo di ritorno della piena
Uno dei punti contestati riguarda la valutazione dell’evento idrologico che interessò il fiume Montone il 16 maggio 2023. La consulenza, secondo la lettura del comitato, avrebbe stimato la piena con un tempo di ritorno di circa 30 anni, e non di 200 come spesso indicato nel dibattito pubblico. Le precipitazioni eccezionali sarebbero state quindi una condizione necessaria, ma non sufficiente, a determinare il disastro.
La relazione avrebbe infatti individuato ulteriori fattori nelle limitate capacità di convogliamento dell’alveo e in alcune criticità strutturali. Tra gli elementi segnalati figurano la vegetazione in eccesso, i restringimenti provocati dai ponti, tra cui ponte Braldo, e possibili debolezze locali degli argini. Il comitato richiama in particolare la rottura sulla sponda sinistra, vicino a via Locchi, in corrispondenza dello scarico del Cavo Fontana.
Le opere indicate e le nuove richieste
Secondo le Vittime del Fango, molte delle problematiche sarebbero state già note e documentate nella pianificazione territoriale almeno dal 2001. La consulenza, nella ricostruzione del comitato, avrebbe inoltre evidenziato che interventi adeguati di laminazione, manutenzione e rafforzamento delle sponde avrebbero potuto ridurre i punti di tracimazione, l’estensione delle aree allagate e l’entità dei danni.
Gli esperti avrebbero anche individuato condotte omissive ritenute causalmente rilevanti rispetto agli eventi lesivi e mortali. Su queste basi, il comitato esprime forti perplessità sulla richiesta di archiviazione e prepara un’opposizione formale con 25 domande rivolte all’autorità giudiziaria.
Tra i quesiti annunciati c’è la richiesta di verificare se indagini geognostiche tempestive avrebbero consentito di individuare in anticipo i punti deboli delle arginature. L’atto dovrebbe inoltre chiedere di chiarire quali soggetti tecnici e politici siano eventualmente responsabili della mancata attuazione dei piani di sicurezza idraulica. Per il comitato, l’iniziativa giudiziaria riguarda anche la prevenzione futura e la messa in sicurezza del territorio.