Ugl Romagna riaccende l’attenzione sulle difficoltà di accesso alle prestazioni sanitarie in Emilia-Romagna. In una nota, il segretario territoriale Filippo Lo Giudice denuncia tempi di prenotazione che, secondo il sindacato, possono arrivare a diversi mesi o persino a più di un anno, con conseguenze particolarmente pesanti per malati e anziani.
La protesta riguarda gli utenti delle province di Forlì-Cesena, Rimini e Ravenna. Lo Giudice sostiene che molti cittadini non riescano a ottenere in tempi brevi esami specialistici e visite ambulatoriali. A sostegno della segnalazione, Ugl Romagna riferisce di avere raccolto decine di casi, tra cui quello di una gastroscopia richiesta l’11 marzo 2026 e fissata per il 23 febbraio 2027.
Gli esempi citati dal sindacato
La nota riporta anche la situazione di una persona di 80 anni, con una pensione minima e senza la possibilità economica di ricorrere alla sanità privata. Per il paziente, riferisce il sindacato, una visita cardiologica sarebbe stata programmata per giugno 2027, una visita oculistica per il 18 gennaio 2028 e un esame audiometrico per il 31 dicembre 2026.
Secondo Ugl Romagna, il problema non sarebbe limitato a una singola area, ma riguarderebbe l’intero territorio delle tre province indicate. Il segretario collega la difficoltà di garantire appuntamenti ravvicinati anche alla situazione finanziaria della sanità regionale, citando i conti in rosso dell’Emilia-Romagna e le ricadute sui bilanci delle singole Ausl.
Personale e servizi di emergenza
Tra le criticità segnalate c’è anche la carenza strutturale di personale. Lo Giudice parla di una mancanza cronica di medici e operatori, che contribuirebbe ad aumentare la pressione sulle strutture sanitarie locali. Nel suo intervento vengono citati inoltre i Pronto soccorso, dove, a suo giudizio, persistono disagi nella gestione dei flussi dei pazienti.
Il segretario territoriale di Ugl Romagna sostiene che nemmeno i Cau, i Centri di assistenza urgenza, abbiano risolto il problema. L’effetto complessivo, secondo il sindacato, sarebbe il ricorso forzato alle strutture private da parte di chi non può attendere i tempi del servizio pubblico. In questo modo, afferma la nota, i cittadini sono costretti a sostenere direttamente costi più elevati per sottoporsi alle prestazioni.
In conclusione, Lo Giudice contesta quella che definisce la propaganda politica della maggioranza sul tema delle liste d’attesa e richiama l’attenzione sui premi di risultato ai dirigenti dell’Ausl Romagna. La domanda posta dal sindacato riguarda la compatibilità tra il riconoscimento economico ai vertici aziendali e una situazione di accesso alle cure che Ugl giudica ancora irrisolta.