Cooperazione sanitaria

Da Forlì alla Sierra Leone, Anita Fabbri parte per un anno

Dodici mesi di assistenza ostetrica nel presidio rurale del sud del Paese africano.

Da Forlì alla Sierra Leone, Anita Fabbri parte per un anno

Anita Fabbri, 24 anni, forlivese e neolaureata in Ostetricia, si prepara a partire per la Sierra Leone. Da lunedì sarà impegnata per dodici mesi all’ospedale di Pujehun, nel sud del Paese, nell’ambito del servizio civile universale con Medici con l’Africa Cuamm.

La giovane professionista ha scelto di mettere le proprie competenze a disposizione di una realtà sanitaria dove il personale e le risorse sono chiamati a rispondere alle esigenze di una popolazione molto ampia. L’esperienza rappresenterà anche un passaggio importante nel suo percorso, dopo la laurea appena conseguita e alcune precedenti missioni in Africa.

La scelta della cooperazione

La vocazione di Fabbri, racconta, è nata in famiglia e si è consolidata durante gli anni universitari. I genitori, da giovani, avevano vissuto esperienze in Africa, contribuendo a far maturare in lei il desiderio di partire. «Sono davvero innamorata del mio lavoro – spiega – e questa passione orienta tutte le mie scelte di vita».

L’ostetrica dice di voler portare la propria professione nei contesti in cui ce n’è maggiore bisogno. Tra il 2024 e il 2025 aveva già partecipato a due brevi missioni a Wolisso, in Etiopia, sempre con il Cuamm, e successivamente aveva trascorso un periodo in Togo con un’altra organizzazione non profit. Il progetto in Sierra Leone sarà però più lungo e strutturato rispetto alle esperienze precedenti.

L’ospedale di Pujehun

Ad attenderla ci sarà un presidio da 59 posti letto, punto di riferimento per circa 430mila abitanti. Nel solo 2025 l’ospedale ha registrato 5mila ricoveri, 1.500 parti e circa 2.700 visite prenatali, numeri che restituiscono la dimensione dell’attività richiesta alla struttura.

Fabbri ammette che la dimensione rurale e l’isolamento di Pujehun rappresentano gli aspetti che più la preoccupano. Si definisce però ottimista e considera i mesi trascorsi in attesa della partenza un’occasione per consolidare la decisione. «Vorrei portare un aiuto concreto», afferma, spiegando di guardare con interesse anche a un possibile futuro nella cooperazione.

La scelta è caduta sul Cuamm per la condivisione dei suoi valori e dell’idea di contribuire a un cambiamento concreto e duraturo, anche quando i risultati potrebbero arrivare nel tempo. L’organizzazione è presente in Sierra Leone dal 2012 e in passato ha operato anche durante l’emergenza Ebola. Per la giovane ostetrica, il servizio civile sarà ora il primo banco di prova di un percorso professionale internazionale.